giovedì 2 febbraio 2012

Bocciata la proposta Fava e intanto l'ACTA mette in pericolo la libertà su Internet


Per una volta il buonsenso prevale e l'articolo 18 della legge comunitaria, nel quale era contenuta la proposta dell'onorevole Fava, viene eliminato. Secondo la proposta Fava, soprannominata "SOPA italiana" (qui i dettagli), i provider italiani avrebbero dovuto oscurare i siti internet responsabili di pirateria, o altri reati, a fronte di una semplice segnalazione da parte dell'utente, senza una sentenza da parte di un giudice.

Una piccola vittoria, mai non bisogna abbassare la guardia. E' già ora di fare i conti con l'ACTA.
L'ACTA, Anti-Counterfeiting Trade Agreement, è un trattato che va a rafforzare la lotta alla produzione e al commercio di materiale contraffatto, norma che viene esteso anche al digitale.

"Le procedure civili e penali per le merci contraffatte, così come descritte dal trattato, vanno applicate affinché permettano azioni efficaci anche contro gli atti di violazione dei diritti di proprietà intellettuale che avvengono nell’ambiente digitale e possono essere ampliate ai network digitali, se essi vengono illegalmente usati come mezzi di distribuzione di vaste proporzioni per finalità di violazione  del copyright."

Un Paese potrà prevedere misure per “fornire speditamente a un detentore di copyright le informazioni sufficienti a identificare un sottoscrittore, il cui account è stato presumibilmente usato per violazioni di copyright."

Quindi la contraffazione di un paio di scarpe, per esempio, viene equiparato a mp3, film, e-book e qualsiasi altro materiale. Il diritto alla privacy viene violato dalla semplice possibilità di essere accusati, senza essere realmente colpevoli, di aver violato il copyright di qualcuno.

La situazione dei provider di servizi internet e di servizi web?
Dovrebbero controllare costantemente i propri utenti e verificare di non ospitare materiale che viola il copyright. Cosa praticamente impossibile.

Ora parte il processo per la ratifica per gli stati membri e del Parlamento Europeo.

Vogliono cambiarci la rete, ci riusciranno?






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